All’apertura di questo nuovo numero mi vien subito da pensare che, tutto sommato, c’è da consolarsi. Nessuno è immune dalla virale, e caotica, tendenza sociale dei ritardi. Aspetto, que-sto, del quale un po’ tutti lamentiamo. Ritardi in ogni ambito, in quello sanitario o amministrativo, in quello lavorativo o cul-turale… per non parlare dei ritardi che, per noi nello specifico, riguardano quelli della Chiesa vista da lontano, fatta di culture, popoli, vescovi e di ogni genere di battezzato. L’eco dei ritar-di arriva in Valcellina e si fa ben udire da tutti, si propaga e ci condiziona. Questa volta è toccato a me, immerso a pieno nel-la pastorale delle nostre cinque parrocchie: l’uscita, in ritardo, della Os de Claut e de la Valcelina ne è solamente il sintomo di quanto l’eco dei ritardi riesca a condizionare tutti noi.
Il passaggio fra l’anno 2024 e la conclusione del 2025 si è an-cora una volta mostrato un tempo di grandi scoperte. Con l’agi-le condivisione del nuovo gruppo del Consiglio delle Parrocchie sì è presto realizzata la tanto sperata stima reciproca, questo ci ha permesso dapprima una comunicazione schietta e, in un secondo tempo, la trasparenza nel condi-videre risorse e fatiche, lontani dalle inutili logiche antagonistiche. Certo: nessuno è esente dalle frizioni (ben gestite diventano motivo di crescita reciproca). Tutto però vissuto non come si fa nel mondo. Ab-biamo accettato la fatica sfida del Vangelo, che è l’insegnamento di Gesù, che ci incoraggia a vivere nel mondo, pur distaccandoci dalle sue mire egoistiche e vanitose (Giovanni 15, 18…). Non del mondo, ma di Cristo. Con la sincerità nel riconoscere che si è ricchi non perché “si ha di più” e del si è poveri “non perché si ha di meno” ci siamo concentrati più sinceramente nel rileggere la realtà. Una buona lettura dello stato di fatto permette il miglior orientamento sia pratico che spirituale. Solo così è possibile evi-denziare criticità, priorità e risorse.
Dopo la chiusura del grande Giubileo della Speranza ci siamo rimescolati nelle faccende di sempre, auspicando uno spirito rinnovato. Papa Francesco, con la sua eredità spirituale, ci ha consegnato un esempio grande: siamo pellegrini, in cammino, non siamo ancora giunti alla meta. Infatti, proprio questo consola. Il Giubileo ci ha ricordato che, nella vita, ogni frangente rappresenta una evoluzione, e ogni evoluzione richiede tempo e qualche cambiamento. Mentre il mondo è sempre meno disponibile ad af-frontare questo esercizio, e piuttosto di cambiare tende a modificare la realtà che lo circonda, la Chiesa ha risposto fermamente con l’affidamento al dono della Speranza. Chi spera non teme quanto di nuovo si prospetta, ma si lascia incuriosire e aspetta di potersi scoprire in crescita con l’altra parte che si mette in dialogo.
C’è qualcuno che dirà “Il Giubileo? Come non ci fosse stato”, ma trascura quanto tutti i pastori hanno insegnato: il Giubileo non è solo un tempo di eventi, circoscritto in un anno, quanto i molteplici e positivi effetti futuri che può portare.
Segni giubilari? Ce ne sono stati, e molti. Qui in parte li trovate raccontati. Visti singolarmente sembrano piccoli, ma in siete narrano del grande coinvolgimento di tante persone. Tanti piccoli singoli che com-pongono la ricchezza corale di un concerto polifonico di inestimabile complessità e pregio. Noi siamo questi. Magari un po’ in ritardo, ma belli, come quelle opere d’artista che si fanno attendere e poi, quando vengono svelate, lasciano stupore per la loro meraviglia.
Ecco la consolazione, lo ribadisco per la terza volta. Non lasciamoci rubare la voglia di impegnarci per poter essere, nel nostro piccolo, una parte di questa grande e luminosa testimonianza di Speranza.

DON LUCA

Luca

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Claut

Claut è un piccolo comune montano della provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, situato nel cuore della Val Cellina, all'interno del magnifico scenario delle Dolomiti Friulane. Con una superficie di circa 166 km² è il comune più esteso della provincia, ma conta meno di mille abitanti, caratteristica che gli conferisce un'atmosfera tranquilla e autentica.

Cimolais

5 Cimolais è un piccolo comune della provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, situato a 652 metri di altitudine nel cuore della Val Cimoliana, una delle vallate più spettacolari delle Dolomiti Friulane. Il paese è circondato da un'imponente corona di montagne ed è considerato una delle principali porte d'accesso al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, patrimonio mondiale UNESCO.

Erto

Erto e Casso è un suggestivo comune della provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, formato da due antichi borghi montani: Erto, il capoluogo, e Casso, situato circa tre chilometri più a nord. Il territorio si trova a circa 775 metri di altitudine, nella valle del Vajont, ai margini del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane e del sito UNESCO delle Dolomiti.

Barcis

Barcis è un piccolo comune della provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, situato tra le montagne della Valcellina. È conosciuto soprattutto per il suggestivo lago di Barcis, circondato da boschi e montagne, che offre un paesaggio ideale per passeggiate e attività all’aria aperta. Il paese conserva un’atmosfera tranquilla e caratteristica, ed è una meta apprezzata da chi ama la natura, il relax e la montagna.

Andreis

Andreis è un piccolo comune della provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, situato nel cuore delle Prealpi Carniche. È un paese tranquillo e caratteristico, circondato da boschi, montagne e splendidi paesaggi naturali. Il territorio è ideale per escursioni e passeggiate ed è conosciuto per la sua bellezza e per il legame con le tradizioni della montagna friulana.

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