PAPA FRANCESCO
Di questo Papa, al secolo Jorge Mario Orgoglio (Buenos Aires, 17 di-cembre 1936 * Città del Vaticano, 21 aprile 2025)…
All’apertura di questo nuovo numero mi vien subito da pensare che, tutto sommato, c’è da consolarsi. Nessuno è immune dalla virale, e caotica, tendenza sociale dei ritardi. Aspetto, que-sto, del quale un po’ tutti lamentiamo. Ritardi in ogni ambito, in quello sanitario o amministrativo, in quello lavorativo o cul-turale… per non parlare dei ritardi che, per noi nello specifico, riguardano quelli della Chiesa vista da lontano, fatta di culture, popoli, vescovi e di ogni genere di battezzato. L’eco dei ritar-di arriva in Valcellina e si fa ben udire da tutti, si propaga e ci condiziona. Questa volta è toccato a me, immerso a pieno nel-la pastorale delle nostre cinque parrocchie: l’uscita, in ritardo, della Os de Claut e de la Valcelina ne è solamente il sintomo di quanto l’eco dei ritardi riesca a condizionare tutti noi.
Il passaggio fra l’anno 2024 e la conclusione del 2025 si è an-cora una volta mostrato un tempo di grandi scoperte. Con l’agi-le condivisione del nuovo gruppo del Consiglio delle Parrocchie sì è presto realizzata la tanto sperata stima reciproca, questo ci ha permesso dapprima una comunicazione schietta e, in un secondo tempo, la trasparenza nel condi-videre risorse e fatiche, lontani dalle inutili logiche antagonistiche. Certo: nessuno è esente dalle frizioni (ben gestite diventano motivo di crescita reciproca). Tutto però vissuto non come si fa nel mondo. Ab-biamo accettato la fatica sfida del Vangelo, che è l’insegnamento di Gesù, che ci incoraggia a vivere nel mondo, pur distaccandoci dalle sue mire egoistiche e vanitose (Giovanni 15, 18…). Non del mondo, ma di Cristo. Con la sincerità nel riconoscere che si è ricchi non perché “si ha di più” e del si è poveri “non perché si ha di meno” ci siamo concentrati più sinceramente nel rileggere la realtà. Una buona lettura dello stato di fatto permette il miglior orientamento sia pratico che spirituale. Solo così è possibile evi-denziare criticità, priorità e risorse.
Dopo la chiusura del grande Giubileo della Speranza ci siamo rimescolati nelle faccende di sempre, auspicando uno spirito rinnovato. Papa Francesco, con la sua eredità spirituale, ci ha consegnato un esempio grande: siamo pellegrini, in cammino, non siamo ancora giunti alla meta. Infatti, proprio questo consola. Il Giubileo ci ha ricordato che, nella vita, ogni frangente rappresenta una evoluzione, e ogni evoluzione richiede tempo e qualche cambiamento. Mentre il mondo è sempre meno disponibile ad af-frontare questo esercizio, e piuttosto di cambiare tende a modificare la realtà che lo circonda, la Chiesa ha risposto fermamente con l’affidamento al dono della Speranza. Chi spera non teme quanto di nuovo si prospetta, ma si lascia incuriosire e aspetta di potersi scoprire in crescita con l’altra parte che si mette in dialogo.
C’è qualcuno che dirà “Il Giubileo? Come non ci fosse stato”, ma trascura quanto tutti i pastori hanno insegnato: il Giubileo non è solo un tempo di eventi, circoscritto in un anno, quanto i molteplici e positivi effetti futuri che può portare.
Segni giubilari? Ce ne sono stati, e molti. Qui in parte li trovate raccontati. Visti singolarmente sembrano piccoli, ma in siete narrano del grande coinvolgimento di tante persone. Tanti piccoli singoli che com-pongono la ricchezza corale di un concerto polifonico di inestimabile complessità e pregio. Noi siamo questi. Magari un po’ in ritardo, ma belli, come quelle opere d’artista che si fanno attendere e poi, quando vengono svelate, lasciano stupore per la loro meraviglia.
Ecco la consolazione, lo ribadisco per la terza volta. Non lasciamoci rubare la voglia di impegnarci per poter essere, nel nostro piccolo, una parte di questa grande e luminosa testimonianza di Speranza.
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