IL CONCLAVE

Dopo le solite dicerie sul fatto che i cardinali avessero fatto già una loro scelta, ci rendiamo conto che, rispetto alle anticipazioni, nessun cardinale fra i favoriti è poi diventato Papa. Lo Spirito Santo fa le sue scelte. Lo Spirito, infatti, è sempre il miglior consigliere: anche fra la possibilità di eleggere un candidato secondo il duplice criterio: conservatore o riformatore. Affrontando un passo alla volta, i Cardinali hanno ben compreso la difficoltà nel compiere una scelta e hanno chiesto a tutta la Chiesa di invocare lo Spirito Santo nella preghiera per compiere un autentico discernimento spirituale nell’ascolto della volontà di Dio.
I Cardinali, coscienti della responsabilità a cui sono chiamati, ricordano che la preghiera è la vera forza che nella Chiesa favorisce l’unità di tutte le sue membra per l’unico Corpo di Cristo.
Mai s’è registrata nella storia un intasamento sociale attorno a questo evento. Il web è esploso con in-formazioni, immagini, presunte anticipazioni, interviste e tanto altro materiale di dubbia moralità, eppure tutto centrato a questo evento mondiale, che raccoglie cardinali da ogni parte del mondo.
Il 7 maggio è stato pronunciato l’extra omnes (tradotto letteralmente con “fuori tutti”) e, da quel momen-to, in assoluta segretezza, i Cardinali hanno vissuto un alto tempo di solenne preghiera per l’elezione del nuovo Papa.
Durante un Conclave il silenzio parla più di ogni parola, ogni gesto è regolato da secoli di tradizione e ogni decisione pesa sulla storia della Chiesa. Il Conclave non è solo un rito: è un mondo chiuso e solenne, denso di simboli, regole, segreti e curiosità che raccontano molto più di quanto si immagini. Il termine “conclave” deriva dal latino cum clave, cioè “con chiave”. La parola nasce durante il conclave di Viterbo (1268-1271), il più lungo della storia, durato 1.006 giorni. Esasperati dall’attesa, gli abitanti rinchiusero i cardinali nel Palazzo dei Papi, sprangando le porte a chiave e razionando il vitto per accelerare l’elezione.
Da qui il termine e la consuetudine della clausura. Quello più breve nel 1503 per l’elezione di Giulio II fu completata in un solo scrutinio in meno di un giorno.
Ogni Cardinale riceve una scheda con la formula latina: Eligo in Summum Pontificem ove aggiungere il nome del candidato. Prima di deporre la scheda nell’urna, ma sempre in latino, ciascun elettore pronun-cia: «Attesto davanti a Cristo Signore, che mi giudicherà, di eleggere come Sommo Pontefice colui che secondo Dio ritengo debba essere eletto» (traduzione). Avviene poi lo spoglio, e perché un candidato sia eletto Papa deve ottenere la maggioranza dei due terzi dei voti.
Sulla vita di clausura, nei giorni di conclave, esistono delle regole molto rigide: è severamente vietato l’uso di telefoni, internet, radio, giornali o altre forme di contatto con l’esterno. L’isolamento è serrato.
L’alloggio, per tutti, è presso Domus Sanctae Marthae (dove viveva Papa Francesco) che per l’occasione rimane blindata. Gli spostamenti sono limitati al solo raggiungimento della Cappella Sistina per le vota-zioni. Ogni alloggio e stanza è bonificato contro intercettazioni e dispositivi elettronici.
L’8 maggio, la consueta fumata bianca ha dato il primo annuncio. Poco dopo, dalla loggia vaticana, il Cardinale Mamberti ha proclamato: «Nuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam!», E scoprimmo uno sconosciuto, fra gli ultimi scelti da Papa Francesco, Cardinale proveniente da oltre oceano.

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